Stress, o meglio distress, affrontiamolo con le erbe per risolverlo con metodi naturali.
Indice:
- Definizione di stress – eustress e distress
- Il nostro sistema nervoso centrale
- Attiviamo il sistema parasimpatico!
- Attenzione ai segnali di distress
- Disturbi gastrointestinali e stress
- Stress in gravidanza
- Anziani, osteoporosi e stress
- Stress e sessualità uomo
- Stress e sessualità donna
- Stress e alimentazione
- Immunità. stress e malattia
- Distress e malattia
- Virus latenti
- Stress, memoria, sonno
- Distress, affrontiamolo con le piante
- Tisana personalizzata
- Integratori utili
Che cos’è lo stress? La differenza tra eustress e distress
Lo stress è un adattamento psico-fisico dell’organismo a situazioni ed eventi che implicano impegno, i cosiddetti “stressor”. In base alla durata dell’evento si definisce “stress acuto” se si verifica una sola volta ed è di breve durata. Se l’origine dello stress si prolunga nel tempo e la difficoltà ad adattarvisi è importante, si definisce “cronico”. Si parla quindi di distress, affrontiamolo con le piante.

Un esempio del primo caso è ben rappresentato da una gazzella che si imbatte in un ghepardo che l’ha scelta come pasto.
Il suo corpo deve forzatamente mettere in atto una serie di azioni che individuano una priorità: la salvezza.
Il cuore deve battere molto velocemente per pompare sangue verso i muscoli che devono essere agili e potenti, la pressione aumenta. Tutta l’energia che il corpo riesce ad avere a disposizione viene utilizzata. Non importa trovare il cibo, ci sarà tempo per questo, tutto l’organismo deve essere messo in condizioni di salvarsi.
In questo modo, se, fortunatamente per lei, il ghepardo non riesce a catturarla, tutto torna come prima.. §La gazzella ritorna alle sue tranquille abitudini, fino alla prossima situazione di pericolo.
A dire la verità la povera preda ci fa più simpatia, ma il predatore prova anch’esso uno stress acuto per soddisfare un suo bisogno primario.
Il nostro sistema nervoso centrale autonomo – simpatico e parasimpatico

Per noi umani, esseri pensanti e assai complicati le cose non sono così semplici. I nostri principali stressor sono i problemi economici e di lavoro, le tensioni coi colleghi, le incomprensioni in famiglia. Ma anche i pensieri negativi, i ritmi accelerati, i dispiaceri amorosi.
Tali situazioni, che spesso provocano anche notti insonni, causano da parte dell’ipotalamo maggior produzione di glicocorticoidi, tra cui il cortisolo che hanno la funzione di migliorare all’istante le prestazioni psicofisiche, durante il pericolo. Il nostro corpo è invaso da adrenalina e noradrenalina . Si dilatano i bronchioli, aumenta la frequenza cardiaca, il glicogeno nel fegato viene convertito in glucosio, la pressione si alza, l’apparato gastrointestinale modifica la sua attività.
Quando affrontiamo situazioni di stress acuto si attiva una delle due parti del nostro sistema nervoso centrale autonomo, che non è controllata dalla nostra volontà, chiamata simpatico .
E’ il sistema presente nella nostra gazzella denominato “fuggi o combatti” e serve per preservarci dal pericolo imminente. Entra in azione durante le emergenze, o quelle situazioni che riteniamo siano emergenze.
Cerchiamo di attivare il più possibile il sistema parasimpatico!

La parte del sistema nervoso centrale antagonista del sistema simpatico è il parasimpatico, il quale interviene riportando il corpo in una situazione di normalità, grazie ad altri neurotrasmettitori e al nervo vago.
Esso è protagonista del rilassamento, della quiete, del riposo e della digestione.
E’ interessante sottolineare come questi due sistemi non possano agire insieme, è come guidare un veicolo premendo sia l’acceleratore che il freno contemporaneamente: è impossibile.
Il sistema parasimpatico, cioè quello che “ripara” i danni da stressor non si attiva se manteniamo costantemente attivo il simpatico. Ha bisogno di tempo per riportare l’organismo in una situazione di tranquillità.
Ecco perché manifestazioni psicofisiche spiacevoli si possono presentare proprio nel momento più inaspettato, spesso in occasione della fine del periodo stressante.
Ad esempio, il nostro apparato cardiovascolare può sopportare l’aumento di pressione dovuto a uno spavento improvviso o ad un’arrabbiatura. Al contrario, se ogni giorno, o quasi, la nostra pressione si alza perché sotto costante stress, soprattutto quello sociale, questo a lungo andare porterà a un cronico sfibramento e indurimento delle pareti dei vasi sanguigni. Si avvierà un processo interno di riparazione degli stessi con conseguente formazione di placche aterosclerotiche, con le ben note conseguenze sulla nostra salute.
Ricordiamo che il sistema simpatico si attiva debolmente con l’inspirazione e il parasimpatico con l’espirazione, di qui l’importanza di corrette pratiche del respiro. Infatti le tecniche di meditazione sono incentrate su ampie espirazioni con messa in atto del nervo vago.
Attenzione ai segnali di stress cronico, il distress
Ci sono molti sintomi importanti che ci possono far pensare di essere in condizioni di “stress cronico”. Nervosismo immotivato, stanchezza, disturbi del sonno, della libido, dell’appetito, dolori allo stomaco, all’intestino, emicrania, variazioni immotivate del peso.
Ulteriori piccoli segnali possono essere dolori diffusi a collo, spalle, zona lombare, digrignare i denti nel sonno, piccole amnesie quotidiane.
E’ particolarmente importante in questa fase la consapevolezza della situazione che stiamo vivendo.
In generale lo stress definito “eustress” ha sicuramente una funzione positiva. Infatti gli stimoli che riceviamo ci spingono al cambiamento, ad una vita più soddisfacente.
Oggigiorno le situazioni che si susseguono sempre più a breve distanza e con maggiore frequenza possono provocare invece “distress” cioè esaurimento delle energie ed estrema difficoltà nel ritrovare il benessere.
Occorre quindi aiutarsi con la giusta integrazione di minerali, di piante adattogene, che permettono all’organismo di mantenere l’equilibrio e l’ omeostasi, e di quelle che aiutano a dormire meglio e a svegliarci più riposati, di buon umore e carichi di energia.
Queste ultime sono indispensabili per interrompere i cicli di pensieri notturni e ricaricarci. L’eccesso di adrenalina può essere smaltito anche con la corretta attività fisica. Basta che ci piaccia, sia essa ballo, ginnastica, yoga, corsa, o tutto quello che la vostra mente ci suggerisce e il nostro corpo consente.
Disturbi gastrointestinali e stress

I disturbi gastrointestinali si dividono in organici, veri e propri “danni” agli organi, e funzionali, ad esempio la cosiddetta sindrome del colon irritabile.
A dire il vero, questo è un termine generico con cui si definiscono una serie di disturbi tra cui gonfiore, dolore, spasmi, alternanze di stipsi e diarrea. La diarrea si manifesta a causa dell’aumento delle contrazioni del colon durante lo stress acuto. L’organismo infatti si libera del peso non necessario in quanto nell’immediato l’acqua non può essere assorbita.
La stipsi è probabilmente un risultato di mancata “organizzazione “degli spasmi. L’individuo che ne soffre è generalmente sottoposto a molti stressor.
E’ più predisposto di altri, ma ha soprattutto una caratteristica importante, cioè una maggiore sensibilità al dolore viscerale rispetto a quello cutaneo o scheletrico.
L’ulcera – non solo Helicobacter
Ulteriore importante disturbo legato allo stress cronico è senza dubbio l’ulcera. E quella sorta di ferita all’interno di vari punti dello stomaco i cui sintomi disturbano pesantemente la qualità della vita.
Nel 1983 fu scoperto il batterio a cui se ne attribuiva la responsabilità, l’Helicobacter pylori.
Inizialmente fu molto controverso ma da un lato i medici furono “sollevati”: Avevano finalmente qualcosa di organico cui fare fronte, piuttosto che tutta una serie di fattori psicosomatici relativi allo stile di vita, la storia famigliare, l’approccio psicologico alle situazioni.
In realtà i fattori elencati sono determinanti nel provocare dei sintomi, quindi l’Helicobacter è collegato alle ulcere, ma solo nel contesto delle sue interazioni con altri fattori, tra cui lo stress.
Ad esempio la diminuzione del flusso sanguigno ai visceri nei momenti di stress che vedono il sistema simpatico convogliare il sangue alle parti più bisognose, i muscoli, ad esempio, provoca piccole lesioni per mancanza di ossigeno. Esse possono necrotizzare e concorrere alla formazione di ulcere, il tutto peggiorato dalla diminuzione degli “spazzini”dei radicali liberi e dalla capacità di autoriparazione attraverso le prostaglandine ( inibite anche dall’aspirina, vero e proprio”veleno”per l’ulcera)

Stress in gravidanza
Alcuni studi evidenziano come lo stress in gravidanza induca stress nel feto e una formazione di “memoria”che predisporrà il nascituro a una maggiore tendenza a questa condizione cronica.
D’altra parte anche una dieta troppo ristretta durante questo periodo sembra che induca un bimbo magari nato sottopeso ad “accumulare” in riserva quello che viene considerata una difficoltà a nutrirsi.
Come tale sarà con tutta probabilità più portato a sindrome metabolica, cioè ipertensione, diabete, sovrappeso, dovuta alla sua visione risparmiatrice del mondo.
Lo stress post natale dovuto ad abbandono, ad incuria, alla morte del genitore può provocare danni fisici importanti, come il blocco della crescita ossea, per deficit dell’ormone che la promuove.
L’indispensabile contatto fisico, necessità imprescindibile dei neonati e nei bimbi fin dalla più tenera età, non può in alcun modo essere sostituito dalla sola somministrazione di cibo, abiti e accessori per la pura sopravvivenza.
Interruzione di gravidanza ed eventi stressanti
Il legame tra stress e aborto spontaneo è stato oggetto di numerosi studi. Anche se non scientificamente provato, gli improvvisi turbamenti psicologici o le inaspettate avversità fisiche, possono sicuramente influire su una spontanea interruzione di gravidanza.
Le situazioni stressanti perdurate nel tempo possono predisporre ad aborti spontanei. Dal punto di vista fisiologico possono essere attribuiti alla diminuzione di apporto sanguigno e di conseguente ossigeno durante l’attivazione del sistema simpatico, creando carenze nel flusso sanguigno del nascituro e di conseguenza morte intrauterina.
In alcune specie animali, l’induzione all’aborto avviene in base alla logica volta alla vittoria dell’eredità genetica dei maschi dominanti. Essi infatti molestano la femmina gravida per spingerla all’ aborto, ed eliminare in questo modo la progenie del maschio precedente. Per non parlare del perpetrare a volte l’uccisione dei piccoli per far smettere la femmina di allattare e ovulare di nuovo, rendendola di nuovo pronta per l’accoppiamento.

Anziani, osteoporosi e stress
Per quanto riguarda la salute delle nostre ossa, i glicocorticoidi, inibiscono la crescita di nuove ossa ostacolandone la crescita all’ estremità.
Questi ormoni, che come abbiamo detto si attivano durante lo stress, riducono il rifornimento di calcio e bloccano l’assorbimento di quello alimentare, stimolato dalla vitamina D nell’ intestino, e aumentano la sua eliminazione renale, di qui il maggior rischio di osteoporosi.
Quest’ultima non è il solo problema che le persone anziane si trovano a dover affrontare.
Durante il processo d’invecchiamento si deteriora il sistema della regolare secrezione degli ormoni, pertanto nella terza età si deve far fronte ad elevati livelli di glicocorticoidi dovuti a problemi di regolazione da parte dell’ippocampo.
Stress e sessualità nell’uomo
Per quanto riguarda gli uomini, fra gli ormoni che ne regolano l’attività sessuale c’è l’ LRH, prodotto a livello cerebrale, che stimola la produzione di testosterone e la conseguente produzione di sperma. Durante uno stressor fisico o anche psicologico, subentra una significativa diminuzione della produzione di testosterone. D’altra parte questo può succedere anche in occasione di esagerati sforzi fisici sportivi, come nel caso di sportivi professionisti. L’eccesso di endorfine ne bloccano il rilascio e la situazione peggiora per il rilascio anche dei glicocorticoidi.
In aggiunta a questo c’è un’altra componente fondamentale della sessualità maschile, cioè l’erezione. L’afflusso di sangue necessario è attivato dal sistema parasimpatico, ricordiamo l’acceleratore e il freno. Se si attiva uno, il simpatico, l’altro subisce l’arresto. Il risultato è l’impotenza o l’eiaculazione precoce.
Quest’ultima può verificarsi se durante il rapporto il sistema simpatico prevale per via di un pensiero, magari un litigio sul lavoro, o una scadenza improrogabile.

Un suggerimento in caso di eiaculazione precoce
A tale proposito un suggerimento dai sessuologi per scongiurare quest’ultima, è fare un respiro profondo prima che succeda.
Questo consente di estendere i muscoli pettorali così da attivare una bella scarica tranquillizzante e vegetativa del parasimpatico che ritarda l’inopportuno intervento del simpatico.
Questi inconvenienti hanno un impatto emotivo molto forte e generano altro stress alle coppie, come l’ansia da prestazione, ed è un vicolo da cui è difficile uscire.
La mancata erezione mattutina indica di sovente l’origine psicogena del disturbo, nonostante sia sempre necessario effettuare indagini mediche per escludere patologie importanti.
Stress e sessualità nella donna
Gli ormoni che regolano la sessualità femminile, più complessa di quella maschile, sono anch’ essi prodotti dall ’ipotalamo. L’ Lrh stimola la produzione di estrogeni, l’ Fsh incentiva la produzione ovarica, il ciclo è un delicato sistema che ha come obiettivo principale la fecondazione dell’ovulo.
Nelle cellule adipose femminili ci sono piccole parti di ormoni maschili che vengono generalmente degradati e trasformati in estrogeni .In occasione di stress, così come nella mancanza di cibo caratteristica dell’anoressia questo non succede, la presenza di estrogeni diminuisce e la situazione peggiora in mancanza di adipe.
Lo stress inoltre stimola endorfine ed encefaline, ormoni che si producono anche in occasione di sport fortemente agonistici. e che diminuiscono la produzione degli ormoni deputati alla riproduzione: si ha così cessazione dell’intero processo ovulatorio.
Intanto il progesterone indispensabile per la maturazione delle pareti uterine diminuisce, e quindi ci sono minori probabilità che l’uovo fecondato si impianti normalmente.
D’altra parte anche il mancato concepimento di un figlio e le terapie, a volte estenuanti, costose e lunghissime a cui le coppie si sottopongono sono stressor di grande rilevanza.
Non è casuale che alla decisione di sospendere con serenità ogni tentativo e cura a volte la gravidanza si installa sorprendentemente in modo spontaneo.
Gli ormoni influenzano le tappe della vita femminile
La prolattina, un altro ormone , secreto per favorire l’allattamento, è un importante inibente del sistema riproduttivo, e durante i periodi stressanti viene prodotto in maggiore quantità.
La carenza di estrogeni, e lo sanno molto bene le donne in menopausa, causa anche perdita della libido, le donne stressate hanno meno propensione al rapporto sessuale.

Stress e alimentazione
Per parlare di questo argomento ricordiamo il processo di metabolizzazione e immagazzinamento del cibo.
Quando mangiamo le molecole complesse, proteine, carboidrati, grassi, vengono scomposte in in quelle più semplici con l’aiuto degli enzimi. Questi nuovi prodotti vengono poi convogliati verso le cellule che ne hanno bisogno attraverso il flusso sanguigno, l’eccesso viene depositato in vari modi. L’ormone che si occupa di questo smistamento è l’insulina.
Quando siamo sotto stress si attiva come detto in precedenza, il sistema simpatico, disattivando il parasimpatico. La grande produzione di glicocorticoidi diminuisce la sensibilità all’insulina.
Per produrre l’energia necessaria questi stimolano la produzione di glucosio da parte del fegato, mentre bloccano l’utilizzo della stessa nei muscoli e nei tessuti adiposi. E’ una situazione che si verifica anche nel diabete.
Le cellule adipose rilasciano ormoni che causano una minor reazione all’insulina da parte di muscoli e fegato. I livelli di glucosio si innalzano, rendendo più difficile la gestione della malattia.
D’altra parte l’attivazione troppo frequente di questo meccanismo ci fa consumare moltissima energia e i nostri organi, soprattutto i muscoli ne risentono. In entrambi i casi il risultato è la stanchezza cronica.
Chi mangia troppo, o troppo poco
Ripensiamo alla nostra gazzella che fugge per non essere il pasto del ghepardo. Ricordiamo come per lei la ricerca del cibo in quel momento non sia affatto una priorità.
In realtà mentre alcune persone mangiano meno durante l’evento stressante, i 2/3 diventano iperfagiche, cioè mangiano troppo. Infatti i glicocorticoidi stimolano l’appetito, soprattutto quello per i cibi ricchi di zucchero e grassi, mentre un altro ormone lo inibisce, il CRH.
Quest’ultimo è il primo ad essere prodotto durante un evento stressante. Fa effetto in pochi secondi, ma è il primo ad essere rimosso dal sangue. I glicocorticoidi invece vengono emessi in modo più tardivo ed eliminati nel tempo, pertanto sono quelli più presenti in caso di stress prolungato.
L’alternanza dei tipi di stress durante il corso della nostra giornata attiva e disattiva continuamente uno o l’altro ormone, ma siccome i glicocorticoidi sono quelli che si eliminano più lentamente i loro livelli sono più elevati. Il risultato più frequente è l’assunzione eccessiva di cibo.

Persone “mela” e persone “pera”
I glicocorticoidi favoriscono l’immagazzinamento del cibo ingerito. Lo fanno di preferenza depositando il grasso nelle cellule adipose localizzate in sede addominale, predisponendo all’obesità viscerale. Si ha così la forma “mela”. Per contrasto le cellule di grasso riempite come immagazzinamento a livello gluteo femorale faranno assumere la forma “pera”.
Quest’ultimo è da preferire, se si potesse scegliere, rispetto a quello “mela” che ha un maggior rischio di malattie metaboliche. La ragione è che il grasso rilasciato dalle cellule adipose addominali trova più velocemente la strada verso il fegato. Qui viene convertito in glucosio che predispone ad alti livelli di zuccheri nel sangue e a resistenza insulinica. Grandi quantità di stress stimolano voglia irresistibile di cibi ricchi di carboidrati. Essi non solo si accumulano a livello addominale, ma con un’azione gratificante che riduce la risposta allo stress.
Immunità, stress e malattia
Studi approfonditi e innumerevoli sperimentazioni hanno accertato il collegamento tra il sistema nervoso e quello immunitario. Dopo esperimenti gli scienziati chiamati psiconeuroimmunologi, hanno dimostrato come il sistema nervoso autonomo invii i nervi in tessuti che formano o immagazzinano le cellule del sistema immunitario e infine entrano nella circolazione.
Ancora di più questi studiosi sono da poco integrati dagli psiconeuroendocrinoimmunologi, coinvolgendo in questo modo anche il sistema ormonale. Il sistema immunitario ha i recettori cioè le strutture, per interagire con tutti gli ormoni rilasciati dal cervello, pertanto i due protagonisti sono fortemente collegati.
Come lavora il nostro sistema immunitario?
Il nostro sistema immunitario svolge davvero un lavoro molto complesso e non potrebbe essere diversamente, visto che deve difenderci da virus, batteri, funghi .
Noi vertebrati disponiamo di un’immunità cosiddetta innata o aspecifica e una acquisita o specifica.
La prima, che ereditiamo dalla nascita è supportata da una serie di strutture difensive principalmente costituite dalla pelle, dalle mucose ad esempio la bocca , il naso, la gola e la saliva. Quest’ultima contiene una serie di anticorpi che aggredisce l’elemento estraneo potenzialmente pericoloso al suo ingresso.
Quando questo succede, la circolazione dei capillari a livello dell’infezione diminuisce per rallentarne la diffusione nel sangue. In loco arrivano proteine che caratterizzano la zona con una caratteristica infiammazione.
L’immunità acquisita è rappresentata da linfociti di tipo T e di tipo B , prodotti dal midollo osseo. I primi migrano nel timo per maturare, mentre i secondi maturano in loco e producono anticorpi.
Essi lavorano con due metodologie diverse per un unico scopo, intercettare l’intruso e mettere in atto la produzione di sostanze in grado di distruggerlo. Purtroppo a volte la reazione può essere esagerata, provocando le allergie, o aberrante, cioè il sistema riconosce come invasore le cellule dello stesso organismo e le danneggia. Abbiamo così le malattie autoimmuni e proprio su queste ultime lo stress ha un effetto disorientante.

Come lo stress “spegne”il sistema immunitario
Sessant’anni fa gli studi provarono che lo stress agisce come immunosoppressore in quanto nelle cavie si constatò un’atrofizzazione del timo. Da allora le ricerche hanno evidenziato che lo stress ostacola la formazione di nuovi linfociti e di anticorpi, contrasta l’immunità innata e la comunicazione tra i linfociti stessi.
Oltre a questo i glicocorticoidi diminuiscono l’attività delle interleuchine, i messaggeri che consentono l’attivarsi dei linfociti in caso di aggressione esterna e si è appurato che causino anche l’autodistruzione dei linfociti, soprattutto i T.
Con meccanismi molto complessi anche gli ormoni emessi durante una stimolazione eccessiva del sistema simpatico, il CRH e le beta.endorfine influiscono in modo negativo sull’attività del sistema immunitario.
Alcune perplessità sono sorte quando si è appurato che il meccanismo immunitario stimola la produzione di glicocorticoidi, in apparente contrasto col mantenimento della salute dell’organismo… perché questo avviene?
Meccanismi molto complessi e soggettivi dominano sempre il sistema endocrino
In realtà in presenza di uno stressor improvviso le difese immunitarie, soprattutto quelle innate, vengono potenziate, ma questa cascata di reazioni dura per un breve periodo; il problema è sempre il medesimo, lo stress prolungato. Infatti dopo solamente un’ora comincia il fenomeno inverso, l’immunosoppressione.
Si è pensato di ricreare quella situazione di iperattivazione iniziale per difenderci al meglio, ma questo procedimento può essere anche molto pericoloso, il rischio è l’aberrazione di cui abbiamo parlato , le malattie autoimmuni.

Stress cronico e malattie
Il famigerato virus responsabile dell’AIDS, l’HIV, ha messo gli scienziati davanti alla consapevolezza di come un calo delle difese immunitarie, suoi bersagli, esponesse le persone colpite da patologie come tumori e polmoniti devastanti che colpivano di solito le persone anziane. Esse erano giovani e senza patologie pregresse. Conseguentemente si dedusse che lo stress cronico, con il calo delle difese immunitarie che ne consegue, ci espone ad una maggiore propensione ad ammalarci.
Non solo, ci predispone anche ad una maggiore difficoltà a difenderci dalla malattia una volta che essa si manifesti.
Il compito degli scienziati è particolarmente complicato perché studiare gli effetti dello stress sull’essere umano è estremamente differente rispetto alle cavie animali. Ogni individuo ha percezioni diverse per quanto riguarda gli stressor e la conseguente reazione. In aggiunta a questo, spesso gli individui non sono comunicatori particolarmente accurati o attendibili rispetto agli eventi stressanti della loro vita.
Gli immunologi faticano molto a stabilire regole certe sul rapporto tra immunità e malattia. Le fluttuazioni immunitarie sono estremamente complesse e così il loro coinvolgimento con lo stress e di conseguenza sulle malattie.
Una novità importante : l’utilizzo della PNEI – la psiconeuroendocrinoimmunologia
Ecco perché entra in gioco la PNEI: lo studio di come la mente sia strettamente collegata a una serie di fattori esterni, affiancato allo stile di vita, è di fondamentale importanza per stabilire la maggiore propensione ad ammalarsi.
Sono un esempio di questa teoria le relazioni sociali in rapporto ad una medesima malattia. Chi ne ha di meno ha all’ incirca due volte e mezzo di probabilità in più di morire rispetto a coloro che hanno maggior numero di rapporti, tenendo conto di variabili quali età, sesso, condizioni di salute.
Gli studi sui lutti hanno evidenziato che l’isolamento sociale è un importante stressor nel predisporre a malattie e morte. In aggiunta a questo, quando ad esso è associata una situazione di solitudine, come ad esempio la perdita di un figlio per genitori divorziati o vedovi.
Interessante uno studio effettuato sul raffreddore comune: una uguale quantità di rinovirus è stata spruzzata all’interno del naso di un gruppo di volontari, è stato fatto loro compilare un questionario per valutarne il grado di stress ed è emerso che chi ha sviluppato il virus erano proprio le persone più stressate.
Virus latenti
Sono virus che una volta entrati in contatto con l’organismo ospite e aver provocato effetti a volte anche molto importanti diventano inattivi e asintomatici e si “risvegliano” solo in determinate condizioni.
L’herpes, esempio emblematico, dopo aver infettato dei neuroni diventa latente e si manifesta dopo periodi di tempo molto variabili. Come tale infetta le cellule, attiva il sistema difensivo e si nasconde, generalmente nelle mucose.
Ricordiamo che i virus sono degli ospiti indesiderati e soprattutto parassiti. Per vivere devono insediarsi nelle cellule e da lì replicarsi nel modo migliore che riescono a fare. Conseguentemente cosa c’è di meglio che sbucare all’improvviso proprio quando il sistema immunitario, il loro principale nemico è debole? Eccoli quindi ripresentarsi nei periodo di importanti stress fisici o psicologici, conseguentemente ai noto effetto inibente degli stessi.
Una curiosità che ci fa capire le ostinate recidive dell’ Herpes
Come comprende il virus, che non è altro che un piccolo frammento di DNA che il sistema immunitario è debole?
Gli studi hanno confermato che è possibile in quanto l Herpes, ha delle caratteristiche genetiche che gli consentono di misurare i glicocorticoidi.
Ma non solo: questi furfanti sono in grado di stimolare l’ipotalamo a produrne di più e quindi ad attivarsi, anche senza uno stressor vero e proprio. L’alto cortisolo inibisce le difese pertanto i virus hanno gioco più facile e si ri-manifestano con tutta la loro energia.

Stress, memoria, sonno
Gli studi hanno dimostrato che lo stress moderato e a breve termine stimola la memoria, al contrario quando si prolunga nel tempo e diventa distress, la memoria diminuisce sensibilmente. L’eccessiva stimolazione del sopra citato sistema nervoso simpatico disturba l’ippocampo.
Assieme alla corteccia cerebrale, rappresentano aree fondamentali del cervello per quanto riguarda la memoria e sono danneggiati durante il morbo di Alzheimer.
Durante il distress le reti neurali si disconnettono e pare che anche la produzione di nuovi neuroni sia inibita, anche se, al termine del periodo stressante, tali funzioni riprendono la loro attività.
Conosciamo bene l’effetto benefico di una bella notte di sonno. Tra le varie fasi di quest’ultimo il recupero dell’energia avviene durante quello più profondo. L’ormone attivatore del sistema “combatti o fuggi” riduce proprio questo sonno, il più profondo. Diventano predominanti le fasi del sonno leggero, quello durante il quale ci si risveglia frequentemente. La cosiddetta fase REM è quella durante la quale l’attività della corteccia frontale diminuisce. E’ il momento dei sogni che rappresentano la parte più disinibita e impossibile del nostro cervello, salutare per la sua corretta attività durante la veglia.
Il sonno è fondamentale per mantenere efficienti le nostre funzioni cognitive, ma può essere fortemente disturbato durante i periodi stressanti. La sua mancanza rappresenta un ulteriore stressor, ne sono un esempio i lavoratori turnisti che tendono a iper-attivare la risposta allo stress.
A causa di ciò innescano un pericoloso circolo vizioso con aumento delle probabilità di malattie cardiovascolari, disturbi gastrointestinali e della memoria, soppressione immunitaria.
Distress, affrontiamolo con le piante
La grande quantità di sintomi e manifestazioni spiacevoli che lo stress comporta spingono a volta le persone ad usare, a volte ad abusare, di farmaci, che possono avere importanti effetti collaterali, specialmente se utilizzati per molto tempo.
Un modo efficace per mantenere il benessere naturale e contrastare lo stress cronico è l’uso di piante adattogene. Esse forniscono principi attivi potenti e aiutano concretamente l’organismo ad adattarsi agli stressor ambientali.
Nella tradizione europea tonificazione significava stimolare le funzioni digestive e di sostegno del cuore, attribuendo la malattia da ristagno o eccesso e pertanto si concentrava su eliminazione e disintossicazione.
Nella tradizione orientale le piante con funzione tonica devono invece tendere a conservare e accumulare energia, devono sostenere e coadiuvare le funzioni dell’organismo per affrontare situazioni di debolezza e insufficienza. Sono piante che generalmente portano calore, e sono consigliate e indicate nei casi di:
- debolezza
- astenia
- freddolosità
- ritenzione idrica
- calo delle difese immunitarie, dell’umore e della libido
Esse però non sono consigliate durante le fasi acute delle malattie, eccesso di intossicazione o febbre alta, in quanto il corpo non sarebbe in grado di ricevere la tonificazione.
Le più efficaci sono le seguenti, anche se solo un’attenta consulenza personalizzata può stabilire quali sono da prescrivere a seconda della persona.
WITHANIA SOMNIFERA – Ashwagandha – Ginseng Indiano – Fam. Solanacee
Pianta della tradizione ayurvedica , eccellente tonica adattogena, mette in condizione l’organismo di affrontare al meglio lo stress. Stress. distress, affrontiamolo con le piante.
E’ uno degli ingredianti fondamentali della “tisana del buon inizio”. se vuoi puoi approfondire cliccando qui.
RODIOLA – Rhodiola Rosea – Fam. Crassulacee

Le popolazioni siberiane la utilizzano da sempre per aumentare la resistenza fisica al freddo e alla fatica. Nasce su terreni aridi, è una pianta di grande resistenza, che è in analogia con le qualità che conferisce. Era utilizzata anche per la cura delle malattie da raffreddamento e per le lievi depressioni stagionali per la mancanza di luce solare per lungo tempo.
Si utilizza il rizoma, più semplicemente la radice, di almeno tre anni. I glucosidi e i terpenoidi sono i principali artefici delle proprietà antistress, adattogene e di equilibrata tonicità della pianta. E’anche antiossidante grazie ai polifenoli. I suoi composti inibiscono l’attività degli enzimi che degradano importanti neurotrasmettitori come dopamina e serotonina.
Il meccanismo attraverso cui si abbassa il cortisolo è di attivazione di un feed-back negativo. Durante questa azione si attivano proteine che bloccano i glicocorticoidi e quindi l’ipotalamo continua a produrlo. La Rodiola abbatte i recettori dei glicocorticoidi e quindi si attiva il feed back negativo.
In Medicina Tradizionale Cinese appartiene alla loggia di Acqua – Fuoco – Terra, quindi molto indicata anche per le donne in menopausa, ha anche un’azione sulla fame nervosa.
E’ da consigliare in tutte le situazioni di:
- stress
- stanchezza
- ansia
- diminuzione della memoria e della capacità di concentrarsi
- iperfagia
- stati di surmenage psico-fisico (sindrome Burnout).

AVENA – Avena sativa – Fam Graminacee
E’ un cereale di origine nord europea, in particolar modo del nord dell’Inghilterra, relativamente sconosciuto ai Romani che utilizzavano molto di più orzo e farro. Infatti fu utilizzata nell’area mediterranea per lungo tempo prevalentemente per l’alimentazione del bestiame, in particolar modo del cavallo che la apprezzava particolarmente. La sua natura focosa trova grande giovamento dalle proprietà tranquillizzanti di questo cereale.
E’ molto ricca di alcaloidi saponine, polisaccaridi, ma anche di vitamine e sali minerali, di conseguenza è un alimento veramente ricostituente, rimineralizzante, tonico e stimolante.
E’ un’ottima integrazione in caso di convalescenza, durante il periodo post-parto o per gli adolescenti sempre stanchi e astenici.
Avena – equilibrio tra tonicità e relax
La sua caratteristica principale è il grande equilibrio: conferisce forza ed energia in caso di necessità, ma anche tranquillità in caso di ansia e nervosismo. L’azione bilanciata dovuta alle proprietà ansiolitiche e sedative della pianta produce un miglioramento dell’umore, l‘incremento della libido, maggiore resistenza fisica e psichica. La sua azione sia sullo yin che sullo yang varia a seconda della situazione dell’individuo.
E’ bene utilizzarla , in un regime dietetico appropriato, come alimento in caso di colesterolo alto, grazie alla presenza di fibre, glucani e colina.Il consumo di Avena e crusca di avena contribuisce a controllare la glicemia. Ha una leggera azione estrogenica, quindi può essere indicata durante il climaterio.
E’ una delle piante più utilizzate per la disassuefazione, cioè il tentativo di interromperne la somministrazione, da farmaci, soprattutto ansiolitici e antidepressivi.
In Medicina Tradizionale Cinese appartiene alle logge Terra e Acqua, tonifica quindi la milza e il pancreas, ma anche il rene e il fegato, quindi è indicata in caso di:
- esaurimento psicofisico
- irregolarità mestruali
- calo della libido
- demineralizzazione
- convalescenza
- iperglicemia
- disturbi dell’alimentazione
- depressione
- ansia
- insonnia
- agitazione
Per uso esterno è indicata per le pelli arrossate, gli eczemi, le dermatiti. In particolare la paglia sotto forma di decotto lenisce infiammazione, desquamazioni, prurito.
E’ controindicata in caso di allergia alle graminacee, ipertiroidismo, celiachia

TIGLIO – Tilia plataphyllos scop. – Fam.Tiliacee
Di questa pianta, assai diffusa alle nostre latitudini, si utilizzano le foglie e le inconfondibili infiorescenze con brattee, che si raccolgono tra maggio e luglio.
E’ un albero ornamentale molto utilizzato fin dall’antichità e assai longevo. Il profumo dei tigli annuncia la primavera e se lo respiriamo profondamente mentre camminiamo è in grado di infondere serenità e pace. Il miele che si ricava da questa pianta amatissima dalle api è una delizia che ci accompagna soprattutto durante la stagione fredda. Aggiunto a una tisana calda o spalmato sul pane aiuta in caso di mal di gola, raffreddore o sintomi influenzali.
Il tiglio non deve mai mancare nell’armadietto dei rimedi naturali – adatto per adulti e bambini
Nel suo fitocomplesso sono presenti tannini e un olio essenziale, è ricco di flavonoidi, acidi organici, vitamine del gruppo B e saponine.
E’ da sempre utilizzato nella medicina popolare per le sue proprietà ansiolitiche, antispasmodiche, analgesiche e rilassanti, anche in caso di distonie neurovegetative a livello dell’apparato gastroenterico, in particolar modo la TILIA TOMENTOSA , il macerato idrogliceroalcolico che si ricava dalle gemme.
E’ quindi molto efficace sulle problematiche gastrointestinali derivanti dal coinvolgimento del sistema nervoso centrale, in particolar modo il sistema simpatico, e per questo risulta molto utile in caso di stress. Non provoca eccessiva sonnolenza ma predispone al rilassamento generale dell’organismo.
Per non parlare poi della sua azione antispasmo, vasodilatatrice e ipertensiva.Quest’ultima è favorita da un flavonoide che sembra ridurre le resistenze dei vasi periferici, grazie al blocco dei canali di calcio nelle cellule muscolari lisce delle pareti dei vasi stessi. Il tiglio quindi è indicato in caso di:
- ansia
- ansia con manifestazioni viscerali
- insonnia
- tachicardia
- ipertensione arteriosa
ANGELICA – Angelica archangelica – Fam. Ombrellifere

Di questa pianta si utilizzano le radici che vengono raccolte all’inizio dell’autunno. E’ una pianta di grande equilibrio, il suo nome “angelico” sostiene il significato di tramite tra l’uomo e il divino, al fine di portare la parola, la luce e la purezza del celeste sulla terra.
Sin dall’antichità veniva utilizzata come cicatrizzante e disinfettante delle punture e dei morsi velenosi e nelle febbri. Veniva utilizzata per favorire la longevità e per proteggersi dal contagio delle malattie infettive.
Paracelso la consigliava per proteggersi dalla peste.
Per la sua natura calda e solare la radice di Angelica è da sempre utilizzata come importante ingrediente di liquori tonici, digestivi. Infatti la sua azione tonica si esprime con effetto cinetico sulla circolazione, fluidifica e agisce sul tono di vene e arterie, sulle secrezioni bronchiale e gastriche e sulla muscolatura liscia.
I componenti del suo fitocomplesso sono flavonoidi, cumarine, steroli, acidi grassi, acidi fenolici, tannini e un olio essenziale dalle numerose proprietà benefiche.
I lattoni e i flavonoidi conferiscono ad Angelica azione tonica equilibrata sul sistema nervoso centrale, mentre le cumarine hanno effetti benefici sulla circolazione sanguigna, il sistema immunitario e la muscolatura liscia dell’apparato gastroenterico. Per le sue proprietà è indicato in caso di:
- dispepsia, inappetenza, nausea
- flatulenza, enteriti
- spasmi gastrointestinali
- vertigini
- tosse secca, bronchite
- depressione
- astenia
- dismenorrea
- stati di intossicazione
Secondo la MTC appartiene alle logge TERRA-ACQUA-METALLO, quindi tonifica l’energia di milza e pancreas, quindi aiuta tutto l’apparato digestivo, Tonifica anche il polmone con relativa azione sull’apparato respiratorio e i reni migliorando le situazioni di tristezza, depressione.

SCHISANDRA – Schisandra chinensis – Fam. Schisandraceae
Di questa pianta si utilizzano i frutti essiccati che si raccolgono in estate. E’ originaria del nord della Cina, dove viene utilizzata da più di 2000 anni in quanto considerata di grande valore, come tonico di Rene e Polmone.
Schisandra contiene un olio essenziale ricco di sesquiterpeni, che hanno attività antinfiammatoria, antistaminica, energetica, sedativa, antisettica, battericida, immunostimolante, attivante del sistema linfatico e venoso. Contiene anche monosaccaridi, resine, vitamine, ma i componenti più importanti sono sicuramente i lignani, molto studiati per la loro attività sul fegato. Essi agiscono positivamente sulla tossicità epatica.
Oltre a questo hanno un’importante attività antiossidante e fluidificante del sangue.
Schisandra aiuta nei casi di affaticamento psicofisico, aiuta a migliorare i riflessi e il rendimento lavorativo senza eccitare il sistema nervoso centrale. Aumenta la capacità di ridurre lo stress, normalizza l’attività dello stomaco ed è indicata in casi di gastriti sia ipo che ipersecernenti.
Agisce come immunomodulante, ma il suo tropismo, cioè l’attività di eccellenza è la rigenerazione della cellula epatica e l’aumentata attività antiossidante delle stesse cellule, con effetti benefici sulla protezione del fegato. Per le sue caratteristiche l’integrazione di Schisandra è indicata nei casi di:
- Affaticamento psicofisico
- Insufficienza epatica
- Allergie
- diminuzione della capacità di concentrazione, memoria, resistenza
Schisandra, protezione del fegato ed energia
Secondo la MTC Schisandra appartiene alle logge METALLO-ACQUA-LEGNO. I frutti hanno una forma simile ai reni e infatti essa è indicata nei casi di debolezza degli stessi e contro i sudori notturni e tutte quelle situazioni di perdita di liquidi non necessarie, anzi dannose per l’organismo.
La caratteristica che rende unici questi frutti è il loro sapore, molto particolare, in quanto racchiude tutti i 5 gusti. La natura di questa pianta è calda tonifica anche il polmone, quindi è indicata in caso di tosse, ma tonifica anche il fegato e diminuisce insonnia e svagatezza.

PARTENIO – Tanacetum Parthenium L. – Fam. Compositae
Di questa pianta si utilizzano le parti aeree, raccolte a questo scopo prima della fioritura, che avviene in piena estate.
Il Tanaceto Partenium, più noto come Partenio, era utilizzato dai medici antichi per problemi mestruali e difficoltà durante il parto, ma lo consigliavano soprattutto per le cefalee ricorrenti.

Il Partenio contiene una sostanza molto attiva, chiamata partenolide, ma anche canfora, è infatti fortemente aromatica, e flavonoidi. E’ comunque il suo fitocomplesso ad esercitare la sua attività, come avviene per tutte le piante officinali.
Nella medicina popolare il Partenio è stato utilizzato per trattare cefalee, febbre, dolori articolari e mestruali, ma ultimamente è soprattutto utilizzato nella profilassi dell’emicrania.
L’interesse verso questa pianta, un pò dimenticata fino al sec XVII, è rinato in seguito ad una serie di quotidiani inglesi che riportavano l’abitudine per chi soffriva di emicrania, di masticare piccole quantità di foglie, per prevenire o lenire l’intensità del mal di testa. Ora questa pratica è stata completamente abbandonata, sconsigliata in quanto può indurre reazioni allergiche, ulcerazioni alle mucose e problemi gastrointestinali.
Già dal 1988 gli studi hanno confermato che la somministrazione quotidiana di estratti di Partenio determina una riduzione della frequenza e della severità degli attacchi, anche se non influenza la loro durata. Il meccanismo di azione del Partenio lo rende utile come analgesico e antinfiammatorio
Come diversi farmaci che agiscono sulla serotonina, ritenuta responsabile dello scatenarsi degli attacchi emicranici in persone predisposte, anche il Partenio esercita la sua azione anche su questo neurotrasmettitore risultando utile nella prevenzione delle crisi cefalalgiche.
Il Partenio ha anche un’azione anticoagulante, quindi deve essere sospeso in caso di interventi chirurgici o se si devono assumere anticoagulanti di sintesi.
Una sinergia molto efficace per contrastare gli attacchi di mal di testa comprende la Rosa Canina, per la sua azione antispasmo, così come Lavanda e Melissa per la loro attività rilassante e decontratturante soprattutto per la sindrome muscolo tensiva cervicale
LAVANDA – Lavandula officinalis – Fam. Labiatae

La Lavandula officinalis ha numerose denominazioni, comunemente usate per indicarla, Lavanda officinale, Lavanda vera, Spiga di Francia. E’ originaria della Persia ed è diffusissima nelle zone collinari e montuose europee, in particolare nel Mediterraneo, ma anche in Africa settentrionale.
Il nome generico è stato letteralmente tradotto dal gerundio del verbo “lavare”, per alludere al fatto che questa pianta era molto utilizzata nell’antichità, soprattutto nel Medioevo, per detergere il corpo grazie alle sue virtù eudermiche, cioè benefiche per la pelle, e antibatteriche.
Vi sono anche numerosi ibridi, denominati “Lavandini”, maggiormente coltivati ma con minor presenza di principi attivi rispetto alle specie pure, che però hanno grande resa in oli essenziali in quanto di maggiore sviluppo vegetativo e con steli ed infiorescenze molto più grandi.
Tuttavia un campo di Lavanda vera in fiore ha uno spettro di colori che la rende unica e facilmente riconoscibile, dal rosa pallido al viola, al blu-lilla e al celeste. Un campo di Lavandino per la sua origine ibrida ha invece un colore unico: blu-violetto ed una crescita uniforme sia in altezza che in larghezza.
La Lavanda si usa sin dai tempi remoti in campo terapeutico, Persiani e Greco Romani conoscevano bene le sue virtù come tonico del sistema nervoso, Plinio e Dioscoride prescrivevano infusi di fiori per le malattie respiratorie, cefalee e come antidoto per tutti i veleni.
Si ricorreva alle fumigazioni coi fiori di Lavanda per disinfettare la stanza dei malati, pratica empirica che ha trovato conferme scientifiche in tempi moderni. Hildegarda di Bingen, la santa erborista del medioevo, la consigliava per favorire lo sviluppo di un carattere aperto e sincero, per guarire cute ed occhi dall’infiammazione.
Nell’800 i fiori di Lavanda erano utilizzati per “disturbi dei nervi e della testa”, mentre nel 900 i medici la utilizzavano per “problemi di isteria e condizioni nervose”.

Le massaie da sempre utilizzano mazzetti di lavanda per profumare la biancheria e preservarla dalle tarme e si confezionano cuscini per favorire il riposo notturno di chi li utilizza.
I fiori di Lavanda, che solitamente si utilizzano associandoli ad altre piante con le quali condividono alcune caratteristiche terapeutiche, hanno dimostrato di avere proprietà colagoghe e coleretiche, quindi beneficihe sul fegato ed eupeptiche, per cui possono rientrare anche nelle formulazioni atte a trattare difficoltà digestive, flatulenza e la cosiddetta “piccola insufficienza epatica”.
La Lavanda è utilizzata in fitoterapia soprattutto per le sue proprietà antispasmodiche, antisettiche, antibatteriche, antimicotiche, analgesiche, sedative ed equilibranti del SNC.
Il maggiore oggetto di studi scientifici è sicuramente l’olio essenziale, che conferisce il caratteristico profumo e che è caratterizzato dalla presenza di acetato di linalile al 30% circa e da monoterpeni come il cineolo, il limonene, il carofillene.
Esso viene prodotto dalle ghiandole localizzate in tutte le parti verdi della pianta, fiori, foglie e gambi, ma la sua maggiore concentrazione è sicuramente nei fiori. Sono inoltre presenti flavonoidi, come luteolina e vitexina, triterpeni come l’acido ursolico, tannini, derivati dell’acido rosmarinico, saponine, principi amari e fitosteroli.

Un recente studio condotto in vitro sul sangue suggerisce che il trattamento con olio essenziale di Lavanda potrebbe contribuire alla modulazione del sistema immunitario e neuroendocrino interferendo con il catabolismo del triptofano. Ha inoltre attività insetticida, è infatti da sempre utilizzato in Provenza allo scopo di allontanare gli insetti e in particolare evitare e lenire le punture di zanzara. Gli alcoli monoterpenici presenti sia nell’estratto che nell’olio essenziale risultano avere un’ottima capacità antibatterica e antimicotica, anche nei confronti di Candida.
Gli effetti antispasmodici e anticontratturanti dell’estratto di Lavanda sono stati evidenziati da diversi studi in vitro, che ne testimoniano l’interferenza con i canali del calcio..
Uno studio trial randomizzato in doppio cieco volto a comparare l’impiego della tintura di Lavanda e del farmaco imipramina nel trattamento della depressione lieve e moderata ha confermato maggiore efficacia rispetto alla sola somministrazione del farmaco, così come espresso dalla Commissione Tedesca che indica l’infuso ottenuto dai fiori essiccati di Lavanda un medicamento sicuro nel trattamento delle turbe dell’umore, dell’insonnia e dei dolori addominali funzionali, meteorismo, dismenorrea, etc.
Studi recenti sui malati di Alzheimer ha posto in evidenza la sua efficacia nel migliorare lo stato emozionale e il comportamento aggressivo di anziani con demenza senile.

Per uso esterno le preparazioni a base di fiori di Lavanda sono utilizzate per detergere le piaghe e localmente come antalgici nelle affezioni orofaringee, oltre che come colluttorio per l’igiene orale. L’alcolato si usa in frizioni contro i dolori nevralgici e reumatici e contro il prurito.
Possiamo utilizzare la Lavanda in tutte le sue forme in tutti i casi di:
- distonie neurovegetative con stati di ansia, agitazione psicomotoria e insonnia
- irritabilità e tachicardia menopausale, dismenorrea
- affezioni spastiche delle vie genitourinarie e gastrointestinali
- dolorabilità e contratture muscolo-tendinee, sciatalgie, lombalgie
- cefalee tensive
Le associazioni con questa pianta meravigliosa sono molteplici, a seconda delle esigenze particolari la sua azione può essere resa più efficace dalle sinergie che un erborista esperto può suggerirVi.
TISANA PERSONALIZZATA ANTISTRESS
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INTEGRATORI UTILI
MAGNESIO
In caso di distress sicuramente una delle prime e migliori integrazioni è quella di Magnesio. E’ un minerale fondamentale per la corretta trasmissione nervosa, siamo spesso in deficit in quanto è coinvolto in numerosissime reazione biochimiche dell’organismo e ne perdiamo tanto anche con la sudorazione e nelle situazioni stressanti, soprattutto di origine emotiva.
E’ indispensabile per il rilassamento fisico e mentale, la sua azione sui capillari lo rende un eccellente miorilassante ed è quindi il miglior alleato del sistema nervoso parasimpatico. Agevola la sintesi di neurotrasmettitori utili per il buon umore ed esercita al meglio la sua azione in sinergia con la vitamina B6.
VITAMINA B6
La vitamina B6 venne scoperta nel 1935 quale fattore in grado di prevenire la pellagra sui ratti e venne così denominata in quanto fu il sesto fattore, appartenente al gruppo B, che venne descritto. Talvolta viene indicata come vitamina Y.
Le forme della vitamina B6 sono stabili al calore soprattutto in ambiente acido ma vengono decomposti dalla luce o da sostanze ossidanti.
Sembra che l’assorbimento della vitamina B6 avvenga a livello del digiuno e le tre forme della vitamina, tuttavia, si possono trovare negli alimenti, sia di origine vegetale che animale. Dalle cellule dell’epitelio intestinale la vitamina passa nel sangue ove si può trovare legata all’albumina oppure all’emoglobina (in quest’altro caso si trova all’interno dei globuli rossi).
Gran parte della vitamina viene depositata nel fegato, dove viene immagazzinata, mentre quella in eccesso viene eliminata con le urine.Influenza l’efficienza nell’utilizzo delle proteine da parte dell’organismo, la sintesi dell’emoglobina e il metabolismo dei carboidrati e lipidi
Funzioni della Vitamina B6:
- deaminazione ossidativa delle ammine – detossificazione
- metabolismo del triptofano, principale precursore della serotonina
- metabolismo lipidico, con trasformazione dell’acido linoleico in acido arachidonico e formazione degli sfingolipidi (evento importante per la produzione di guaine mieliniche),
- glicogenolisi, in quanto è il coenzima della glicogeno fosforilasi,
- sintesi di vari neurotrasmettitori,
- diminuzione dell’azione degli ormoni steroidei, per la sua capacità di legarsi ai loro recettori.
La carenza di vitamina B6 è rara. Studi su volontari che hanno assunto un antagonista della vitamina, la desossipirimidina, hanno registrato la comparsa di depressione con nausea, vomito, dermatite seborroica, lesioni delle mucose, glossite e cheilosi e neuropatie periferiche.Si sono registrati anche casi di ipovitaminosi in neonati nutriti con latte in polvere sottoposto a processi di preparazione erronei. I piccoli hanno sviluppato manifestazioni neurologiche con convulsioni che sono poi scomparse a seguito dell’aggiunta della vitamina mancante.
Visto che la buona utilizzazione delle proteine assunte con la dieta dipende molto dalla presenza di vitamina B6 si è deciso di regolare i livelli di assunzione consigliati a seconda dell’apporto proteico giornaliero. Al momento per l’adulto si consiglia un quantitativo di vitamina pari a 1,5 mg/ 100 g di proteine assunte. Nei bambini si consiglia una dose giornaliera compresa tra 0,3-0,8 mg.
In gravidanza o durante l’allattamento si consiglia di aumentare la dose di vitamina B6 del 20 e del 30%, rispettivamente.
Si è visto che quantitativi superiori a 50 mg/die possono provocare delle neuropatie periferiche per cui si consiglia di non arrivare ad assumere queste dosi
dottoressa del Naturale Rita Rossi
bibliografia R.M.Sapolsy – Perchè alle zebre non viene l’ulcera?
Sangiorgi, Minelli,Vrescini, Garzanti – Fitoterapia




