Allevia il dolore acuto e cronico in modo naturale: scopri le erbe officinali più efficaci

Soffri di dolore cronico e occasionalmente acuto? Le piante officinali possono offrire un valido supporto

Il dolore, sensazione che tutti noi sperimentiamo a un certo punto della nostra vita, può manifestarsi in diverse forme e intensità, ma in generale, si divide in due categorie principali: dolore acuto e dolore cronico.

Il dolore acuto è una risposta fisiologica del corpo a uno stimolo dannoso o lesivo, come ad esempio una ferita, un trauma o un’infezione. Questo tipo di dolore è generalmente di breve durata e svolge una funzione importante avvertendoci di pericoli e spingendoci a prendere azioni immediate per proteggerci e guarire. Ad esempio, se ci bruciamo con una fiamma, il dolore acuto ci fa ritrarre la mano istantaneamente per evitare ulteriori danni.

D’altra parte, il dolore cronico è una condizione più complessa. Esso persiste per periodi prolungati, spesso per diverse settimane o addirittura mesi. A differenza del dolore acuto, il dolore cronico non rappresenta un semplice segnale di allarme.  Diventa un problema in sé, con implicazioni fisiche, emotive e sociali. Il dolore cronico può essere causato da diverse condizioni come artrite, artrosi, fibromialgia, ernia del disco,  mal di schiena cronico e molte altre patologie.

E’ importante fare una distinzione tra dolore acuto e cronico per utilizzare le piante più adatte

Fortunatamente, le erbe possono offrirci un valido supporto per alleviare sia il dolore acuto che cronico. Esse contengono principi attivi con proprietà analgesiche, antinfiammatorie e rilassanti muscolari che possono aiutare a ridurre il dolore e migliorare la qualità della vita, sono infatti dei veri e propri analgesici naturali.

È importante sottolineare che, sebbene le erbe officinali possano essere di grande aiuto nel trattamento del dolore, è fondamentale consultare un professionista prima di utilizzarle. Questo specialmente se si stanno già assumendo farmaci o si hanno condizioni di salute preesistenti. Un erborista qualificato può aiutarti a trovare le soluzioni più adatte al tuo caso specifico.

In questo articolo, approfondiremo i meccanismi d’azione di queste erbe e la loro corretta applicazione nel trattamento del dolore acuto e cronico e su  come prendersi cura della propria salute in modo naturale e consapevole.

Dolore acuto? Le piante officinali ci vengono in aiuto

Arnica – il “pronto soccorso” che anche i fisioterapisti consigliano

Salice: la pianta “piangente” che dona sollievo e rinfresca

Dolore cronico? Il sollievo è assicurato con le piante officinali

Artiglio del Diavolo: un potente alleato per problemi osteoarticolari 

Boswellia: l’incenso sacro che cura le infiammazioni e protegge stomaco e intestino

ARNICA MONTANA – ARNICA MONTANA L. – Fam. Asteraceae

arnica fiori
arnica fiori

Questa pianta non era utilizzata nell’antichità, in quanto cresce solo in alta montagna. Infatti viene anche chiamata “tabacco di montagna”, in quanto le foglie venivano utilizzate come tabacco da naso. Viene citata per la prima volta da Hildegarda di Bingen durante il Medioevo e solo dal 1500 ne viene definitivamente consacrata la sua preziosa attività terapeutica.

 Arnica, di cui si utilizzano gli splendidi fiori gialli, contiene lattoni sesquiterpenici, che sono i principali protagonisti delle sue attività antinfiammatorie, antimicrobiche, antinevralgiche, antiecchimosi. assieme a fitosteroli, polisaccaridi, flavonoidi.

L’uso classico e moderno più accreditato e sicuro è quello esterno contro le ecchimosi conseguenti a contusioni e distorsioni mediante l’applicazione di Arnica opportunamente diluita. Ci sono in commercio ottime creme per facilitarne l’utilizzo. La sua azione consiste nel facilitare una leggera revulsione locale sulla parte da trattare. In questo modo stimola la circolazione nella parte contusa e di conseguenza il riassorbimento del livido.

Per l’applicazione di questa pianta è necessario che la pelle sia integra, altrimenti può provocare dermatiti da contatto. Se non la si è mai utilizzata consiglio sempre un piccolo “test” all’interno del gomito sinistro, di circa 24 ore, per evidenziare eventuali intolleranze. 

Possiamo utilizzare preparazioni ad uso rigorosamente esterno a base di Arnica come colluttori e/o gargarismi  nelle numerose affezioni delle mucose e della pelle. Sono infatti impiegate come antisettico orale nelle flogosi delle mucose orofaringee. 

Compresse imbevute di Arnica possono aiutare a sfiammare emorroidi ostinate, nei disturbi muscolari o articolari soprattutto negli edemi da frattura.

In questo caso consiglio sempre di applicare precedentemente impacchi di Argilla – ti consiglio di approfondire la tua conoscenza di questa risorsa della natura leggendo l’articolo sul mio sito https://ritarossi.it/tisane-terapeutiche-uso-esterno/#argilla

 

SALICE – Salix alba –  Fam. Salicaceae 

 

salice dolore acuto antipiretico
salice dolore acuto antipiretico

Il Salice è un albero che predilige luoghi umidi e terreni argillosi e limacciosi.  Si utilizzano molte parti di questa pianta a seconda dello scopo, in particolare la corteccia di giovani rami, le foglie, le gemme e gli amenti.

Ha grande affinità coi luoghi umidi, i suoi frutti cadono prima della loro maturazione. Questo gli ha fatto attribuire sin dall’antichità una forte simbologia con la  madre terra che, nel circolo infinito della vita, continuamente genera e riaccoglie in sé i propri figli.

 Di qui anche la sua ambivalenza, nell’unire in sè vita e morte, così come castità e fertilità. Plinio riporta la sua capacità di calmare gli eccessivi ardori sessuali.

Esercita un’ azione sedativa, efficace soprattutto nelle dismenorrea, i dolori mestruali. Nel 1829 viene isolato un componente, la salicina, che ossidata dava acido salicilico. Sul finire dell’800, l’acetilazione della corteccia determina la produzione di acido acetilsalicilico. Questa scoperta conferma  definitivamente l’attività antipiretica e antinfiammatoria, come da farmacopea tedesca ed inglese.

Salice contiene glicosidi salicilici, protoantocianidine, catechine, flavonoidi e tannini. Negli amenti femminili vi sono estrogeni, in particolare l’estradiolo. La trasformazione dei due principali glicosidi salicilici in acido salicilico avviene nel sangue e nel fegato pertanto la sua azione negativa sullo stomaco è molto limitata.

Ha un’azione antinfiammatoria, in quanto agisce sulla sintesi delle prostaglandine, antipiretica e leggermente anticoagulante.  Per questo non deve essere utilizzata da chi assume farmaci che riducono l’azione antiaggregante piastrinica. Agisce anche sulle cefalee muscolotensive, diminuendo ricadute e durata degli attacchi di mal di testa.

Sempre con il consiglio della vostra erborista di fiducia, possiamo utilizzare Salice in tutti i casi di:

  • febbre
  • fibromialgia con Iperico, Valeriana e Angelica
  • artralgie, lombalgie, osteoartrite
  • forme reumatiche, soprattutto acute
  • ansietà, insonnia
rimedinonna1
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Il salice disperde il calore e diventa un prezioso alleato in caso di infiammazioni acute

Secondo la MTC è una pianta di natura fredda, appartiene alle logge Acqua, Legno, Fuoco.  Di conseguenza riduce il calore nella febbre, calma lo shen che provoca ansietà e insonnia, e seda il fuoco di fegato che provoca gastriti, cefalee e dolori reumatici.

E’ proprio questa natura fredda, dedotta per analogia dalla sua crescita vicino all’acqua, che la rende utile per disperdere il calore nelle situazioni prevalentemente acute, come febbre, dolori lombari e artritici, irritabilità e insonnia nervosa. 

Nella floriterapia di Bach il Salice è Willow, il cui disequilibrio è caratteristico di chi rinuncia a portare avanti il proprio progetto di vita con vittimismo.

La gemmoterapia dal Salice, di cui vengono utilizzate come detto molte parti diverse a seconda del disturbo è uno strumento di aiuto validissimo. In particolare le gemme sono l’ideale per ansia, insonnia nervosa e nevrosi gastrica.  La scorza di giovane ramo ha un tropismo sulla fibromialgia, l’artrosi di piccole articolazioni e la poliartrite acuta . Gli amenti sono l’ideale per amenorrea, eretismo sessuale, sterilità, menopausa, angoscia. 

E’ una pianta molto utile in menopausa, in quanto aiuta a ri-coordinare l’asse acqua fuoco e può aiutare in associazione ai farmaci per contenere gesti autolesivi.

ARTIGLIO DEL DIAVOLO – Harpagophytum Procumbens D.C. – Fam. Pedaliaceae

artiglio del diavolo rimedi naturali dolore cronico (1)
artiglio del diavolo rimedi naturali dolore cronico (1)

E’ una pianta originaria della Namibia predilige i terreni sabbiosi come quelli del deserto del Kalahari. dove da secoli è utilizzata per la cura di malattie reumatiche, dolori articolari, febbre e problemi gastroenterici. Per questi ultimi  viene sfruttata la sua azione di tonico amaro utile nei disturbi digestivi. Nella medicina tradizionale africana è utilizzato anche per ridurre i dolori del parto, le allergie, le emicranie,  i dolori muscolari e, sotto forma di unguento nella terapia di ulcere, foruncoli e ferite.   

La parte usata a scopo medicamentoso deriva dalle escrescenze laterali della radice, raccolte a fine inverno. dette radici secondarie, ricche di principi attivi, da cui deriva anche il nome di questa pianta. Esse sono dotate di robusti uncini. Essi, penetrando nel corpo o nelle zampe degli animali procurano loro serie ferite e li costringono a una specie di ballo “indemoniato”, per cercare di liberarsene.

E’ stata introdotto in Europa agli inizi del 900 e negli anni 50 sono stati scoperti tre principali glicosidi iridoidi, ritenuti tra i principali protagonisti degli effetti analgesici e antipiretici dell’Artiglio.

Il più importante è l’arpagoside, ma vi sono altre sostanze attive importanti come polisaccaridi, glicosidi fenolici, acido clorogenico, triterpeni e sitosterolo.

Artiglio è noto particolarmente per la sua attività analgesica, antiflogistica e antireumatica. L’arpagoside è un potente inibitore della sintesi delle prostaglandine e dei leucotrieni. Come sempre, porto l’attenzione sul fatto che l’efficacia del fitocomplesso è di gran lunga maggiore rispetto al componente singolo, anzi. Alcuni componenti isolati possono avere effetti avversi, completamente inesistenti se assunti assieme a ciò che la natura ci ha messo a disposizione con la pianta nella sua integrità.

Un dono africano per contrastare il dolore cronico in tutte le sue forme

In seguito a numerosi studi scientifici su persone sofferenti di osteoartrosi, oltre ai benefici e l’attenuazione del dolore si è assistito anche ad un effetto antiaritmico ed ipotensivo. Naturalmente particolarmente utile e sinergico è l’utilizzo esterno. Vi sono in commercio numerosi preparati topici estremamente efficaci grazie alla loro composizione e concentrazione della pianta.

Le indicazioni cliniche principali di questa pianta trovano si riferiscono a tutti i casi di:

  • artrosi, artriti, lombalgie, sciatalgie
  • dolori articolari acuti ma soprattutto cronici
  • tendiniti e infiammazioni del tessuto connettivo
  • traumatismi osteoarticolari

Meglio non utilizzarlo in caso di assunzione di farmaci ipoglicemizzanti e nei soggetti sofferenti di ulcera gastroduodenale e gastrite. Nel contempo,  se si assumono farmaci antiacidi, anticoagulanti, antiaritmici, antipertensivi è doverosa un’attenzione particolare

E’ importante sapere che, data la grande richiesta commerciale di questa pianta, difficile da coltivare e raccolta dalle popolazioni locali, viene a volte sostituita per alcune preparazioni fitoterapiche con Harpagophytum zeyheri, tassonomicamente vicino all’Artiglio, ma ben diverso come qualità e quantità di principi attivi.

La sua associazione con Boswellia è particolarmente indicata in quante quest’ultima esercita un’importante azione protettiva sulla mucosa gastrica, soprattutto nelle situazioni di dolore cronico.

Altre associazioni con Lavanda, Ribes nero, Equiseto, a seconda delle necessità e a completamento dell’azione restitutiva e conservativa nelle forme dolorose di ogni genere sono fortemente consigliate, la vostra erborista di fiducia saprà indicarVi la migliore, rigorosamente personalizzata.

BOSWELLIA – Boswellia Serrata – Fam. Burseraceae

 

boswellia sacra benessere rimedi naturali
boswellia sacra benessere rimedi naturali

Di Boswellia si utilizza la gommoresina prodotta dall’incisione della corteccia, che si raccoglie nel periodo che va da novembre a giugno. Ha l’aspetto di lacrime irregolari, globose e trasparenti, di colore dorato.

E’ molto diffusa in India, dove vi sono numerose foreste di questi potenti arbusti che possono raggiungere i 5  metri di altezza. La raccolta di questo incenso si effettua producendo delle decorticazioni ovali sui rami usando un attrezzo simile ad uno scalpello affilato da un lato.

Nella tradizione indiana appartengono alle diverse varietà di Boswellia gli alberelli che forniscono la resina da noi conosciuta come incenso.

L’incenso è utilizzato in tutto il mondo a scopo cerimoniale, ma anche nell’industria dei profumi, ma la medicina popolare indiana lo utilizza soprattutto per la preparazione di unguenti contro le piaghe e le eruzioni della pelle, mentre la tradizione ayurvedica ne fa uso nei trattamenti per il diabete, la febbre e in alcune patologie dermatologiche e neurologiche.

La prima descrizione della pianta risale a Teofrasto, che lo presenta come un alberello molto ramificato. Al pari delle altre spezie l’incenso veniva utilizzato anticamente per il suo potere antisettico, Mattioli riporta come Dioscoride lo impiegava per curare le ulcere profonde e guarire le scottature. Galeno ne parla come di droga calda e secca, rimedio per le ulcere dello stomaco e la dissenteria, mentre nella medicina tradizionale cinese era impiegato per trattare le ulcere cancerose

Il famoso medico Avicenna già nel decimo secolo raccomandava l’utilizzo di Boswellia nella dissenteria e nella febbre. I suffumigi erano considerati utili per bronchite e laringite, mentre veniva anche fatta infondere nel vino utilizzato come antisettico durante la pestilenza.

Boswellia – tra riti religiosi e preziose proprietà terapeutiche

L’incenso di cui si parla nella Bibbia era in effetti prodotto sotto forma di essudati semiliquidi da varie specie del genere Boswellia, e oro, incenso e mirra sono anche i tre dono dei Magi al Bambino Gesù. Sono tre doni dal profondo significato simbolico, oro per la regalità del bambino nato, incenso a ricordare la sua divinità, mirra usata per la mummificazione, per parlarci del sacrificio.

Quest’albero è conosciuto anche come Olibano, nome di origine araba che significa “succo lattiginoso”, e si riferisce appunto alla resina giallastra che fuoriesce dalle incisioni della corteccia. Probabilmente fu una delle prime sostanze utilizzate singolarmente nelle fumigazioni e per altre preparazioni religioso-rituali.

Il nome Boswellia venne dato da un botanico inglese che ne studiò a lungo le proprietà, mentre il termine serrata proviene da serra (sega) con riferimento al margine dentellato delle foglie.

Boswellia è ricca di oleoresine, che sono miscele ricche di oli essenziali La frazione resinosa è ricca di triterpeni e si ritrova anche una certa quantità di gomme e gommoresine.

La gommoresina è la parte terapeutica della pianta, contiene olio essenziale al 16 %, i cui costituenti principali sono acidi triterpeni pentaciclici (50%), denominati acidi boswellici, che sono considerati a tutti gli effetti i principi attivi di Boswellia. La resina possiede anche polisaccaridi e beta-sitosterolo.

La Boswellia ha un azione antinfiammatoria in quanto i suoi componenti sono stati collegati alla loro capacità di inibire la sintesi dei leucotrieni, attraverso l’inibizione dell’enzima lipossigenasi, enzima protagonista della biosintesi dei leucotrieni.

I suoi principi attivi rendono Boswellia na pianta indispensabile e quasi priva di effetti collaterali

Non agendo sulla sintesi delle prostaglandine, gli acidi boswellici non presentano i caratteristici effetti collaterali gastrolesivi tipici dei salicilati. Nei processi infiammatori articolari si ottengono quindi riduzione del gonfiore e del dolore e miglioramento delle capacità motorie.

L’azione inibitoria degli acidi boswellici si attiva anche sulla migrazione leucocitaria e dell’elastasi. Essi infatti bloccano la migrazione dei leucociti polimorfonucleati, grazie all’inibizione del rilascio o della produzione di alcuni fattori chemotattici in grado di richiamarli verso il luogo dell’infiammazione.

I polimorfonucleati agiscono localmente liberando elastasi, enzima proteolitico responsabile della distruzione del collagenee quindi dei tessuti coinvolti nel processo infiammatorio. Anche l’attività stessa dell’elastasi e di altre idroglicolasi ( ad esempio b-glucoronidasi e b-Nacetilglucosoaminidasi, responsabili della distruzione dei glucosamminoglicani) risulta inibita dagli acidi boswellici, prevenendo così la degenerazione articolare. 

Mancando l’elastasi, si conserva l’integrità del collagene e si evita il deterioramento delle strutture articolari (cartilagini, legamenti, tendini) con una globale prevenzione della degenerazione articolare. Questo insieme di benefiche attività fa della Boswellia uno dei principali rimedi nell’osteoartrite, ma anche nelle forme degenerative articolari artrosiche e nelle forme infiammatorie su base autoimmune come l’artrite reumatoide.

L’azione antinfiammatoria della Boswellia è stata ampiamente documentata anche nel trattamento delle infiammazioni croniche intestinali, catalogate con l’acronimo IBD, che ne comprende diverse, attraverso studi in vivo.

Oltre all’azione antinfiammatoria la Boswellia possiede anche un’azione protettiva sulla mucosa gastrica, sinergia di effetti estremamente interessante, soprattutto quando essa è utilizzata in concomitanza di farmaci FANS per potenziarne l’efficacia e ridurre dosaggi ed effetti collaterali. In questo caso la Boswellia svolge infatti una vera e propria azione riparatrice e lenitiva sulla mucosa gastrica.

Una vera risorsa per gli apparati osteoarticolare, gastroenterico, respiratorio 

Le indicazioni cliniche principali di questa pianta la rendono un efficace rimedio in tutti i casi che riguardano gli apparati osteoarticolare, gastroenterico, respiratorio

  • Artrosi, artriti, reumatismi, dolore articolare
  • poliartriti croniche
  • tendiniti e miositi acute e croniche
  • coadiuvante nelle terapie dell’artrite reumatoide
  • coadiuvante nelle terapie delle IBD 
  • allergie
  • stati febbrili e dolorosi in genere
  • bronchiti croniche e asmatiche

Può essere associata a farmaci antinfiammatori non steroidei e al cortisone, si preferisce però non consigliarla in caso di terapie con anticoagulanti

Energicamente di natura calda, secondo la MTC appartiene alle logge Acqua, Terra, Legno, Metallo, ed è considerata di grande protezione fisica e spirituale per l’uomo.

Associata in modo corretto, a seconda delle esigenze, ad Artiglio del diavolo, Ribes nero, Equiseto e Lavanda è un valido supporto in tutti i casi di dolore cronico.